Un percorso da non crederci quello che ha intrapreso con me Marco, ragazzo del ‘96 che grazie alla passione per lo sci ha chiesto tanto, tantissimo al suo fisico ed alla sua tenacia. Sì perché un ragazzino molto gracile e piuttosto riservato, avuta “l’illuminazione” di poter trasformare il suo amore per la montagna e lo sci in una professione, ha deciso di fare le cose per bene e con assoluta determinazione. Ora, dopo quattro anni, tantissimo allenamento e non pochi ostacoli nel percorso di formazione (entrare nelle Scuole Maestri è una selezione durissima) Marco può trasmettere la sua passione ai suoi allievi…con un fisico di primo livello!

Questa è la classica storia che insegna che gli obiettivi che nascono dal cuore e sono sentiti possono portare a costruire bellissimi percorsi. Obiettivi che, come descrive benissimo Marco, attraverso la disciplina e la volontà quotidiana di superare i propri limiti, spesso, si possono andare a prendere.

 

Marco Milano - Sci | Alessio Firullo Personal trainer Pavia

Onestamente trovo sempre difficile collocarmi in una zona geografica dell’Italia, non tanto per motivi anagrafici, essendo nato a Milano ma cresciuto a Pavia, bensì per il forte legame che ho con le montagne dove ho sempre sciato. La frase che ormai ricorre più frequentemente quando si gira intorno all’argomento “appartenenza” è “ti manca solo la lingua tedesca e poi sei sudtirolese al 100%”. Detto ciò, sono un classe ’96, frequento l’Università di Pavia alla facoltà di Farmacia e, come si capisce, sono follemente innamorato delle montagne e dello sci. Ritengo che questa sia la descrizione più diretta e chiara che possa dare di me stesso, poiché per me l’attività sciistica è nata e cresciuta con me come uno stile di vita e non come semplice hobby o passatempo.

Ho cominciato a sciare da piccolo, 4 anni, all’Alpe di Siusi (Südtirol) e bisogna ammettere, come spesso ho in seguito visto stando dall’altro lato, l’inizio non è stato né dei più pacifici né dei meno stressanti per i miei genitori e insegnante. Tuttavia, il primissimo ricordo che mi accompagna, è l’immagine che racchiude i primi passi sulla neve di chiunque si avvicini allo sci da piccolo: maestra china sulle ginocchia che tiene con una mano la pinza sulle punte degli sci dell’allievo (il quale ovviamente non sa ancora bene cosa sta facendo né tantomeno il perché). Si susseguono e mescolano poi tutti i ricordi di momenti più o meno critici e chiave dei miei esordi: imparare a fare la scaletta, fare le curve, le infinite cadute e prendere lo skilift per le prime volte. Proprio attorno a quest’ultimo girano i miei primi veri progressi. Per chi non avesse familiarità con lo skilift, questi è costituito da un piattello che, posto in alle gambe, sotto i glutei, ti traina fino alla cima della pista. Nello specifico caso dell’impianto dell’Alpe di Siusi, gli ultimi 10 metri sono fatti in una salita crescente fino al punto dove bisogna rilasciare il piattello. Ebbene, la mia personalissima sfida all’epoca, consisteva nel ritardare il più possibile il momento in cui avrei dovuto afferrare il gancio dello skilift con le mani per riuscire a tenermi durante la salita. Più resistevo più significava che stavo migliorando e acquisendo sicurezza sugli sci. Ricordo la soddisfazione che provai il giorno in cui riuscii a completare la salita senza l’ausilio delle mani (e anche il bruciore alle gambe degno dei migliori allenamenti di Alessio). Questo skilift è esattamente uguale anche 20 anni dopo e, adesso, quando lo prendo in coda ai miei allievi, li osservo su quella stessa salita, cercando di capire se stanno dando seguito alla mia vecchia sfida. Il desiderio di mettersi alla prova e la magnifica sensazione di libertà che lo sci mi ha sempre dato sono ciò che hanno reso questo sport tanto importante per me. Per molti, me compreso, vi è il recondito sogno di volare e, nel mio caso, non vi è sensazione più vicina al volo di quella che ti dà fare una curva ad alta velocità, essendo attaccato al terreno con solo una lamina di sci di qualche millimetro. Per non parlare di quando si decide di uscire dal tracciato e affrontare la neve fresca: adrenalina, euforia e libertà allo stato puro. Il tutto incorniciato dalle Dolomiti, le quali, con i loro paesaggi, hanno impresso nella mia memoria ogni singolo ricordo legato alla montagna e sicuramente contribuito a rendermi tanto caro lo sci. Sono passati così gran parte degli anni da allievo, tra corsi, pranzi a base di cotolette, qualche momento di fatica ma un’infinità di divertimenti che fanno impallidire quelle che possono essere state le difficoltà degli esordi. Ho sempre vissuto lo sci come evasione dalla città, la montagna come evasione dalla pianura, fino al termine delle superiori. Quando scio qualsiasi altro pensiero o problema scompare e appare molto più gestibile quando torno ad affrontarlo.

Un giorno dell’inverno 2015, mentre scendevamo dall’Alpe con l’ovovia dopo l’ennesima giornata di sci, mi viene chiesto da mia madre, perché non fare un passo in più e renderla anche una professione? Nel corso degli anni, sia i miei che i maestri mi avevamo opzionato tale ipotesi per via della mia attitudine allo sci, ma non li avevo mai presi sul serio fino ad allora. Sarà stato per sfinimento o perché avevo appena iniziato l’università e quindi ero più propenso alle novità, ma quel giorno mi si profilò una nuova sfida e decisi di coglierla.

Arrivò così il mio primo approccio alla routine di un assistente maestro al campetto scuola, che consiste nel fare scaletta, tenere le punte, insegnare ai bambini, che mettono gli sci per la prima volta, a fare lo spazzaneve e frenare. Scoprii fin da subito che mi piaceva e mi sorpresi di come, discesa dopo discesa, fui capace di effettivamente vedere progressi negli allievi. Tuttavia, quando mi sedetti a fine giornata, bastarono 5 minuti di riposo per ritrovarmi ogni singolo muscolo bloccato dall’acido lattico e fu questo a farmi anche capire di avere bisogno di iniziare un programma di allenamento ben strutturato affinché potessi diventare un buon atleta, prima ancora che un buon sciatore e quindi sottopormi alle prove successive.

Agli inizi dell’autunno del 2016 ho quindi intrapreso il cammino di preparazione atletica con Alessio, il quale, comprendendo fin da subito cosa andasse fatto, ha fatto in modo di rendermi prima di tutto capace di costruire una base sulla quale lavorare. Una delle migliori doti da trainer di Alessio, che ho avuto modo di osservare su me stesso, è quella di saper strutturare il programma di allenamento sul lungo periodo, prevedendo quali e quanti steps inserire affinché l’atleta raggiunga la capacità di fare determinate cose. Il suo primissimo discorso, alla prima seduta, fu quello sulla propriocezione, come abilità non innata ma bensì sviluppabile tramite l’allenamento. Dopo 4 anni e mezzo e molti esercizi di propriocezione nel mezzo, non posso che dargli pienamente ragione. Equilibrio a parte, gli allenamenti sono sempre stati a 360°, andando a coinvolgere sia forza che resistenza, sia elasticità che stabilità. Personalmente, tra le sedute più memorabili, annovero quelle sulla sabbia del campo di beach-volley dove ho intrapreso un sfida in parallelo con quella dello skilift ai tempi degli esordi sciistici: resistere una serie di navetta in più rispetto alla volta precedente. Per me allenarmi non è diventato quindi solo una mera preparazione all’atto sciistico ma una vera e propria espressione della mia volontà di spingermi oltre i limiti che avevo fino al giorno precedente, ma, soprattutto, di come impegno, costanza, disciplina e dedizione ti possano portare a migliorarti nel quotidiano. Infatti, a seguito di questo progetto, ho imparato ad adattare tutti gli aspetti della giornata ad esso collegati, alimentazione compresa.

Dal punto di vista pratico, la preparazione atletica mi ha dato la consapevolezza delle mie capacità fisiche, in modo che potessi modificare la mia sciata a piacimento e sopportare le enormi sollecitazioni che certi esercizi, come le gobbe fuoripista, apportano al corpo. I progressi atletici sono senza dubbio alla base di tutti quelli sciistici poiché, senza consapevolezza di sé e capacità fisiche, non è possibile raggiungere traguardi importanti in uno sport tanto tecnico e che si svolge ad alte velocità come lo sci. Il semplice fatto di avere sensibilità nel piede, quando questi è chiuso dentro uno scarpone, è la chiave dietro ogni buon sciatore. È qui che la propriocezione aiuta.

Tuttavia questo discorso vale per chiunque e qualsiasi sport che si voglia portare ad un alto livello. Ciò che mi sento di consigliare si basa su quello che ho potuto sperimentare in prima persona: non è facile, non è semplice e non è scontato che si ottengano risultati proporzionati alla quantità dell’impegno messoci. Ciò nonostante provarci al 100% è infinitamente meglio che farlo al 30, 60 o 99%. Bisogna sempre dare il massimo per non avere rimpianti di cosa sarebbe potuto essere se… Per quanto mi riguarda, ci tengo ad aggiungere che il divertimento deve sempre rimanere parte integrante di ciò che si svolge e si vuole ottenere. Questa stagione, seppur interrotta prematuramente a causa della quarantena, ho potuto finalmente esercitare come maestro di sci ufficiale e non c’è stato giorno in cui non mi sia goduto il momento, in cui non mi sia divertito ad insegnare a bambini, ragazzi e adulti. Non è passato giorno in cui sia venuta meno la spinta che la passione per lo sci mi dà fin da quando ho cominciato 20 anni fa. Fortunatamente (e anche orgogliosamente) posso dire di aver avuto ragione nel metterci tutto me stesso, vedendo i sorrisi e ringraziamenti che ho ricevuto in cambio da tutti gli allievi avuti quest’anno.

Ora il mio obiettivo è quello di tornare al più presto a potermi allenare con tutta la carica che Alessio mi ha insegnato e che anche ripensare a tutto il percorso fatto mentre scrivevo questo testo mi ha trasmesso. Ho senza dubbio ancora molte cose che voglio e devo migliorare dal punto di vista atletico, poiché anche il percorso di promozione all’interno della carriera di maestro è lungi dall’essere finito. In futuro mi auguro di poter trovare il modo di conciliare laurea e sci in un unico luogo, senza più doverli necessariamente vivere in luoghi separati. Quel che è certo è che non vedo l’ora che venga il prossimo inverno per accogliere vecchi e nuovi allievi sulle piste dell’Alpe di Siusi.

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