Cambi di direzione | Alessio Firullo Personal trainer Pavia


Di seguito pubblico un articolo molto interessante che mette in luce un argomento chiave degli sport di situazione, il cambio di direzione. Innanzitutto gli sport di situazione sono le discipline (come il tennis, il basket, la scherma, la pallavolo, il calcio…) in cui l’esito dell’azione non dipende esclusivamente dal gesto tecnico e della prestazione fisica ma dalla capacità di trovare le giuste risposte di adattamento a stimoli diversi e dalle decisioni attive che l’atleta apporta in base ad una situazione che si presenta sempre differente.

Personalmente un cambio di direzione e aggiungo un cambio di azione (ovvero non solo una corsa andata/ritorno tra due punti, ma uno scatto che si trasforma in una frenata e conseguente scivolamento laterale come può accadere nel basket o ancora un colpo d’attacco con conseguente discesa  a rete e chiusura di voleé nel tennis) devono essere costruiti sin dai primi anni di allenamento stimolando i ragazzi a prendere il controllo del proprio corpo.

La base da cui partire è la presa di coscienza delle parti del piede e come funzionano rispetto all’azione praticata; per esempio, in spinta quindi in sprint è fondamentale l’uso dell’avampiede mentre in frenata bisogna sfruttare molta più pianta del piede. Il lavoro propriocettivo, che si può praticare semplicemente in equilibrio su pedane instabili ma anche (e soprattutto) con esercizi più globali con piede poggiato a terra o ancora esercizi di stabilità (mi piacciono gli arresti monopodalici frontali, laterali o misti), aggiunge il controllo del corpo e la percezione della distribuzione del peso.

Nei più piccoli, i lavori con cambio di direzione e di azione (insieme a quelli di salti), sono anche un gran mezzo per lavorare sulla forza degli arti inferiori, essendo ancora troppo acerbi per far sì che lavori più strutturari come gli squat o gli affondi agiscano.

Infine, un mezzo determinante per migliorare la performance è un obiettivo che rappresenti una sfida per l’atleta (che sia bambino, che sia già adulto):

  • il cronomentro
  • il raggiungimento di un risultato (recuperare 20 palline lanciate a caso dall’allenatore dopo un rimbalzo)
  • il confronto con un compagno o un gruppo di compagni di allenamento: sfida di velocità per esempio

Una volta raggiunto un ottimale controllo del proprio corpo e la performance fatica a migliorare ecco che studi come questo (relazione-tronco-cambi-direzione a cura di S..Sasaki e Y. Nagano) possono ispirare l’allenatore a far migliorare il proprio atleta sui dettagli per lui più mirati.

Qualche anno fa per esempio, in occasione della preparazione della tesi per il corso di Preparatore Fisico Nazionale della Pallacanestro ho studiato l’altezza del baricentro nel cambio di direzione. 

 

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